I pastai: "Rincari assurdi di energia elettrica, gas e materie prime". C'è chi rischia di chiudere

Pubblicato su Giovedì, 13 Gennaio 2022 03:03 Scritto da Corriere di Umbria

A Norcia c'è un piccolo laboratorio dove mamma e figlio producono pasta secca di assoluta qualità. Lo fanno utilizzando le uova biologiche che arrivano da Fiastra, le semole macinate a Torgiano, il

grano della zona. Le materie prime e la lavorazione con trafila in bronzo ed essiccazione lenta rendono il prodotto unico. Ma i costi da sostenere sono alti. Ora insostenibili. “E' aumentato tutto, dalle materie prime agli imballaggi, dai trasporti al gas - racconta Giuliana Leopardi, titolare insieme al figlio Gabriele del pastificio Leopardi di Norcia - L'energia elettrica ha avuto un balzo del 30%, considerando che noi la utilizziamo per asciugare la pasta anche per 36 ore di seguito, i conti sono presto fatti. Il nostro è un prodotto di nicchia, di assoluta qualità - spiega Giuliana - per essere competitivi sul mercato abbiamo cercato sino a ora di mantenere un prezzo il più possibile accettabile, anche a costo di non guadagnarci niente. Ma con i rincari siamo costretti a rivedere i listini e a riflettere seriamente sul nostro futuro: è possibile che continuando così le cose decideremo di chiudere. Nonostante i nostri clienti ci riconoscano l'eccellenza del prodotto”. 

Giovanni Bianchini, apprezzato mastro pastaio di Foligno, titolare dell'azienda di pasta fresca La Bolognese, è ben consapevole della gravità della situazione in cui si trovano molti artigiani. “Nei mesi scorsi - ricorda - sono aumentati i prezzi della semola di grano duro, quella con cui si fa principalmente la pasta, della carne, dei trasporti, degli imballaggi. A fine anno sono stato costretto a rivedere il prezzo dei cappelletti che è passato dai 16,80 ai 18 euro al chilo. Adesso a preoccuparci di più sono i rincari di energia elettrica e gas. Al momento teniamo duro - spiega Bianchini - Non vogliamo aumentare ancora perché ci rendiamo conto delle difficoltà che attraversano anche le famiglie. Cerchiamo di andare avanti così per qualche mese nella speranza che i costi di luce e gas diminuiscano o che vengano prese delle azioni di sostegno per gli imprenditori. Noi reggiamo ma tante altre aziende non ci riescono: il governo non dovrebbe fare solo la conta dei contagi ma anche quella delle imprese che muoiono. Tante, purtroppo. Vedo molti amici artigiani entrare e uscire dalla Caritas”. 

Dalla Joni Foodtech International, un'azienda-gioiello di Spello che esporta in tutto il mondo piatti pronti a temperatura ambiente, fanno sapere che i rincari sono notevoli, in tutta la filiera. “In alcuni casi - dicono - parliamo di costi raddoppiati”. Ma in questa piccola azienda con tante aspettative per il futuro visto il prodotto innovativo che viene proposto, l'idea di aumentare i prezzi viene messa un po' da parte. “Non ci possiamo permettere di non essere competitivi - dicono - quindi continuiamo a stringere i denti e a sperare che prima o poi tutto questo finisca. E i costi comincino a diminuire”.
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